26 maggio 1779. Il Corpo santo di San Germano, giunse ad Altavilla                                                          Le foto della cripta

Poche righe per ricordare anche questa tradizione scomparsa e che fino agli inizi degli anni '80 ,

era uno dei tanti eventi religiosi con il quale gli ALTAVILLESI trasmettevano la propria fede e devozione. Prima si svolgeva la novena e poi, fino a qualche anno fa, il triduo e nell'ultima domenica di maggio e nella seconda domenica di ottobre, si svolgeva la processione, che attraversava tutto il paese. Il giorno prima della festa si svolgeva anche la tradizionale "fiera di San Germano" che richiamava anche tanti cittadini e commercianti dei paesi limitrofi e nel giorno della festa non mancava la banda, i fuochi pirotecnici e le bancarelle di torrone che sostavano in piazza. Tutta la storia di San Germano è ben descritta da Giuseppe Galardi nella sua pubblicazione, avvenuta in occasione del bicentenario della ricorrenza del 1979, "L'arrivo del corpo santo di San Germano in Altavilla Silentina". Grazie al Comitato festeggiamenti, presieduto allora dal maestro "Cecchino" di Verniere, in paese furono fatti grandi festeggiamenti, riprendendo quanto già era stato già fatto dagli altavillesi nel 1779, con l'arrivo del corpo santo, e nel primo centenario del 1879. Grazie alla maestria di Imperia Guerra che cucì i vestini, tanti bambini furono vestiti da soldati romani, proprio per rievocare le origini romane di San Germano. Il corpo infatti apparteneva ad un soldato romano, estratto dalle catacombe di Roma, che il Cardinale Borghese regalò al parroco vicario di San Biagio Don Giusepe Perotti per riconoscere la sua onestà e rettitudine nel riscuotere e versare le rendite della badia di San Nicola di Controne allora soppressa. E' una storia ben raccontata e documentata da Galardi che descrive la partenza del corpo da Roma, imbarcato a Civitavecchia e sbarcato presso la foce del Sele. Qui fu poi trasferito su di un carro trainato da buoi per raggiungere Altavilla. Il carro arrivato nell'odierna Cerrelli e imboccata la strada (San Germaniello) per raggiungere il paese si fermò per una sosta. I pochi abitanti fecero degli archi di mortelle e su un albero di pero posero una campana per far sentire al paese il momento dell'arrivo e della ripartenza. "… Arrivato in Altavilla presso la chiesa di San Biagio, si solennizzo' l'arrivo con una festa mai vista. Da Salerno, via Persano, si fecero venire i "musici" e si provvide pure agli "spari" con mortaretti ed illuminazione della chiesa e del campanile con lucernette ad olio…" Originariamente il corpo di San Germano fu posto in chiesa, vicino l'entrata del campanile, in prossimità dell'altare di San Pietro. Questa soluzione con il tempo risultò indeguata per la venerazione del Santo, e fu deciso di spostarlo nella parte inferiore della chiesa, quella attuale. Tale vano era adibito a cimitero prima (e ancora oggi nella stanza attigua adibita a deposito ci sono evidenti testimonianze) , poi a deposito di calcinacci e tavoli… e nel 1856 dopo diversi lavori fu realizzato l'altare e la nicchia attuale (Sacerdote Caruso). Giuseppe Galardi descrive, da pag.6 a pag. 8, la reliquia come "… lo scheletro di un uomo discretamente alto, semidisteso sul lato destro, con la zona temporale aggrappata sul palmo della mano destra. Appare come un legionario romano, dormiente. Racchiuso in una guaina di seta con supporti metallici, … Ad entrambe le estremità ha guanti e calzari confezionati con fili metallizzati aurei…. Stretto dal guanto sinistro un ramo di olivo …." Il ramo di ulivo che, secondo la tradizione, si rinverdiva nell'ultima domenica di maggio in occasione della festa. L'unica nota negativa, come mi ricordava il compaesano Davide Laurino, è la profanazione del corpo avvenuta sempre nel 1979 nella chiesa di San Biagio dov'era esposto. L'urna fu aperta e il vestito ed il corpo furono "divelti" in diversi punti. Tutto fu poi rimediato con interventi di restauro. Vi invito a leggere la pubblicazione di Galardi che ho digitalizzato nel 2016 e che posso anche fornire, richiedendola al mio indirizzzo email bruno@divenuta.it, in formato pdf. Ribadisco sempre che bisogna conoscere e non far morire le noste tradizioni perché rappreserntano anche la nostra storia. E ripeterò sempre questa frase di Montanelli: "Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente"