Fantasmi del Cilento

Nico Pirozzi

    

16 Gennaio 2008.

Fantasmi del Cilento. Da Altavilla Silentina a Lenti un’inedita storia della shoah ungherese”: è questo il titolo del libro scritto dal giornalista Nico Pirozzi per le edizioni Cento Autori, presentati ieri alla stampa nel corso di un convegno che si è tenuto presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino.
Alla presentazione sono intervenuto il console onorario della Repubblica d’Ungheria a Napoli, Andrea Amatucci, il docente dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Ottavio Di Grazia, l’assessore alla memoria della città di Napoli, Dolore Feleppa Madaro, e il caporedattore del Tg3 Campania, Massimo Milone

Per non dimenticare e per fare

(da Municipium - Gennaio 2008)

Il nostro Comune, é stato negli ultimi giorni palcoscenico di alcune iniziative di valenza culturale e sociale, che hanno suscitato vivo interesse nella popolazione e negli addetti ai lavori. L'eco di alcune di esse si é diffusa,fuori dai confini comu-nali e comprensoriali. Questo numero di Municipium dá notizie delle stesse, con dovizia di particolari.

Mi piace soffermarmi sulla presentazione del volume di Nico Pirozzi dal titolo "Fantasmi del Cilento - da Altavilla Silentina a Lenti, un'inedita storia della Shoah". Tale testo narra la vicenda di un gruppo di ebrei, che, nel tentativo di fuggire da un atroce destino, intreccia la sua storia con quella di Altavilla Silentina ed in un modo singolare. Detto in estrema sintesi, questo gruppo di trenta ungheresi, di origine ebraica - per religione o per discendenza, negli archivi ufficiali della Shoah risulta avere nascita e/o residenza in Altavilla Silentina. Da ricerche fatte si evidenzia che nei nostri archivi ciò non risulta. Si sono utilizzati documenti falsi? Sono stati falsificati documenti originali e, magari, trafugati negli uffici comunali o messi a disposizione da qualcuno compiacente? Ciò non é dato, al momento, di sapere. E non conta. Conta, invece, che, cogliendo l'occasione, ognuno di noi possa rendersi conto che quanto avvenuto lo coinvolge direttamente, e se vi é lontananza questa é solo nel tempo ma non, come si poteva pensare altrimenti, nello spazio. Ovvero, anche noi siamo stati parte, attiva o passiva, di questa immane tragedia. Tragedia, anzi catastrofe, che certamente ha segnato la storia di un popolo, quello avente radici ebraiche, ma ha segnato anche tutti gli altri popoli europei, senza ulteriore aggettivazione. Voglio dire che la catastrofe si é innanzitutto manifestata nella carne viva di tanti "ebrei" ma aveva scaturigine nello spirito di noi "altri". L'occasione, perciò, serva ad allertare le sentinelle del nostro spirito, di modo che siano più vigili oggi di ieri, contro ogni forma di sopraffazione e discriminazione, avente qualsiasi motivazione. E sappiamo che motivi, se se ne cercano e se si sanno costruire, se ne trovano sempre.

Sappiamo, ancora, che il mondo cammina sotto i nostri piedi, ma a noi spetta il compito di renderci contemporanei del nostro tempo. Senza dimenticare. Senza, per esempio, i Protocolli dei Savi anziani di Sion.

L'occasione, però, é opportuna anche per sviluppare un'altra considerazione, che é legata alla qualità delle iniziative che una comunità può organizzare e/o ospitare. Quando, come in quest'ultimo caso, sono di qualità ed interesse, arric-chite da presenze significative ed autorevoli, la nostra comunità, come un corpo vivo, cresce e si pone all'attenzione di una più vasta platea. Questo potrà servire ad ispirare anche le linee programmatiche dell'amministrazione nel prossimo futuro, coniugando limitazione della spesa con una scelta avente queste caratteristiche tra le proposte. Non più un rivolo di iniziative di carattere tipicamente localistico, che, se debbono continuare ad animare le nostre serate - in particolare nel periodo estivo - devono essere lasciate esclusivamente alla capacitá ed alle iniziative dei singoli, ma un'iniziativa qualificante, che sia capace di misurarsi con una proposta di qualità in una dimensione di più alto respiro e profilo. Credo che in questo modo si possa candidare Altavilla ad essere luogo di eventi culturali di primo piano. Ripeto, il tentativo é quello di cre-scere, insieme, e di proporsi con opportune idee per essere attenzionati dall'esterno. L'Amministrazione si apre, per questo obiettivo, a quanti vorranno contribuire alla individuazione di idee da sostanziare. Su questa proposta ci misureremo nelle primissime settimane del 2008.

Ora, come oramai consuetudine, colgo l'occasione di utilizzare le colonne di Municipium per augurare agli Altavillesi, per nascita o per residenza, un sereno e proficuo anno nuovo. Con l'augurio ulteriore che quello che verrà possa essere un anno di crescita per la nostra comunità, anche attraverso occasioni e proposte partecipate come quelle sopra indicate.

 

Il sindaco

Antonio Di Feo

Alla C.A. dell'Egr. Sig . Nico Pirozzi

  Gentile sig. Pirozzi,

Le scrivo da Altavilla S., mi chiamo Ascolese Lucio e sono un insegnante. P er formazione e per sensibilità ritengo l'attenzione verso temi come la Shoah e l'antisemitismo, un dato valoriale. Molto mi gratifica perciò, quando singoli, istituzioni e media ne fanno oggetto di riflessione. A qualunque livello educativo non si è mai abbastanza avvertiti sull'argomento. Anche riguardo al modo con cui il medesimo è affrontato.

Tanto resta da fare per agire contro ignoranza, disinformazione e, ancor più, forme di revisionismo e negazionismo, rozze o insinuanti che siano. Sarà per questa consapevolezza che si è sempre accorti quando una tremenda pagina di storia può essere asservita, e non è infrequente, a ritualizzazioni di maniera, a pose di convenienza. Specie poi se hanno una loro "tracciabilità" in termini di background dei soggetti coinvolti e di frame interpretativi suggeriti. Mi permetto di sottoporle lo scritto in allegato, è comparso nel periodico curato dal comune di Altavilla S. Un passaggio (quello evidenziato) credo sia oltremodo singolare, tanto che su di esso vorrei si appuntasse la sua attenzione. A chi scrive è sembrato di poter formulare alcune ipotesi di lettura; in corsivo, fra parentesi, gli eventuali inserimenti interpretativi.

1 ) Se il senza è da intendersi come facendo a meno

[...] ma a noi spetta il compito di renderci contemporanei. Senza dimenticare. Senza ( Facendo a meno) , per esempio, i (dei) Protocolli dei Savi anziani di Sion. [...]

Fosse questo il costrutto, sarebbe davvero singolare, al limite della liceità logica: citare, seppure al negativo, nel senso di liberarsene, un pamphlet antisemita, ignoto alla stragrande maggioranza dei lettori, persino a quelli di scolarizzazione medio-alta, e recuperabile solo attraverso una finalizzata ricerca (biblioteche, internet, volumi specialistici), toglie efficacia al testo, è sviante, è spiazzante, e, ancor peggio, evoca quasi una forma di riconoscimento obliquo dell'opuscolo.

2 ) Se si dovessero considerare delle aggiunte, nel caso delle parti fossero cadute in una qualche fase redazionale

[...] ma a noi spetta il compito di renderci contemporanei. Senza dimenticare. Senza (dimenticare) (di aborrire)/(l'abominio) , per esempio, (dei) i Protocolli dei Savi anziani di Sion. [...]

Così potrebbe andare un po' meglio, dovrebbe però ammettersi l'ipotesi di un qualche incidente in fase di composizione del testo (mancherebbero parti essenziali). Eppure continua a non convincere, l'elaborazione involuta, la citazione tanto mirata, lasciano interdetti: perché non usare il riferimento a un generico pattume letterario razzista e antiebraico? Sarebbe stato adeguato ed efficace. Ancor meglio, se si vuole assegnare un valore paradigmatico a questo libello, perché poi ricorrere, come già detto, a un misconosciuto (data la tipologia di lettori) e controverso scritto polemico (di comprovata falsità), quando potevano essere citati testi tipo il Mein Kampf di Hitler o il Manifesto degli scienziati razzisti italiani?

Forse non è in chiave negativamente esemplare che è menzionato, ma in virtù di una sua significazione particolare, di una sua peculiarità. Si veda più avanti.

Del resto, non sarebbe riuscito più intelligibile e piano un riferimento costruttivo alla vita e all'opera, che so, di Primo Levi? Ovvero, in un'accezione positiva si poteva scrivere: "Senza dimenticare, per esempio, Primo Levi", il riferimento avrebbe sicuramente avuto le virtù della coesione semantica e della forza evocativa.

Infine, riprendendo l'idea di una criticità intervenuta nelle dinamiche redazionali di una pubblicazione siffatta (con raccolta di pochi file, impaginazione con un semplice software), questa appare difficilmente sostenibile. La punteggiatura risulta corretta, né vi sono sintomatici scompensi di ortografia.

3 ) Se il testo viene considerato tal quale

[...] ma a noi spetta il compito di renderci contemporanei. Senza dimenticare. Senza, per esempio, i Protocolli dei Savi anziani di Sion. [...]

Valutando anche più sopra il testo, questo, con gli antecedenti "ancora" e "ma", è entrato in tensione, pare voglia avvertire di sviluppi ulteriori.

Chiede a noi lettori di presentire, accorgerci di qualcosa, dell'idea che se pure dal passato giunge l'eco di tanti terribili eventi, noi dobbiamo "renderci contemporanei", aver coscienza del "nostro tempo". Se "Senza dimenticare" suggerisce il "come", il "cosa" per coerenza testuale dovrebbe essere "ciò che è stato". Ma così ne deriva una ripresa gratuita e disorientante, tanta preparazione per un ripiegamento pleonastico! Con tale conclusione la frase riesce affatto necessaria e quanto mai improbabile.

Il passo, quindi, ha una piena ragion d'essere morfosintattica solo se suggerisce e sostiene un altro, diverso assunto. L'ultima è una frase nominale, non ha il predicato o, meglio, è inespresso, cioè sottinteso; deve essere ricavato dal contesto, dalla situazione comunicativa; l'impianto iterativo del brano richiama l'infinito "dimenticare".

Ovvero, per appartenere al "nostro tempo", forse non bisogna dimenticare quel pamphlet , ma avere/conservare certune conoscenze, non per riconoscervi una storica ed efferata menzogna, quanto piuttosto un valore dialettico positivo, un'importanza formativa, la forza di produrre un riequilibrio di senso nella storia. In sostanza, il libello verrebbe a riempire un vuoto, a rimediare ad una mancanza, a offrire quell'insegnamento che, secondo una certa cultura, deve "renderci contemporanei".

Certo bisogna riconoscere questa lettura come incoerente e sconcertante nel merito oltre che nell'impianto formale complessivo dello scritto; purtroppo dati accessori extratestuali non contribuiscono a dissipare le nebbie dell'equivoco linguistico.

Ad una facile collazione, lo scritto rivela che sarebbe potuto riuscire fluido e lineare:

[] la catastrofe si è manifestata nella carne viva di tanti "ebrei" ma aveva scaturigine nello spirito di noi "altri" [...]

E sappiamo che motivi (di sopraffazione e discriminazione) se se ne cercano e si sanno costruire, se ne trovano sempre (come quelli esposti, ad esempio, nei Protocolli dei Savi anziani di Sion) .

Perché non si è elaborato il passo con una simile impostazione? Insomma, la questione non è di stile ma di senso.

Se ha avuto la pazienza di leggere sin qui, forse vorrà anche avere la benevolenza, dato il Suo avvertito coinvolgimento emotivo e culturale, di riconoscere consistenza alle perplessità di quanti hanno potuto riflettere sul passo in parola.

Grato per la cortese attenzione, saluto cordialmente